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Noi non desideriamo affatto che la psicoanalisi venga inghiottita dalla medicina e finisca col trovar posto nei trattati di psichiatria, capitolo terapia, fra quegli altri procedimenti — come la suggestione ipnotica, l’autosuggestione e la persuasione — che nati dalla nostra ignoranza debbono la loro effimera efficacia soltanto all’inerzia e alla debolezza delle masse umane. Essa merita un destino migliore, e io spero che lo avrà. In quanto “psicologia del profondo”, o dottrina dell’inconscio psichico, può divenire indispensabile per tutte le scienze che studiano la storia delle origini della vita umana e delle sue grandi istituzioni, come l’arte, la religione l’organizzazione sociale. Penso che abbia già offerto a queste scienze un aiuto considerevole per la soluzione dei loro problemi, ma si tratta solo di contributi minimi in confronto a quelli che si potranno ottenere quando gli storici, gli psicologi delle religioni, i glottologi ecc., saranno messi in condizione di servirsi essi stessi del nuovo strumento di ricerca posto a loro disposizione. L’uso terapeutico dell’analisi è soltanto una delle sue applicazioni, e l’avvenire dimostrerà forse che non è la più importante. Sarebbe comunque ingiusto sacrificare a una sua unica applicazione tutte le altre, solo perché questo campo tocca la sfera degli interessi professionali medici.

S. Freud, La psicoanalisi laica

 

 

 

 

 

Collegio agli studi, una scommessa teorica, sociale, politica, intellettuale. Un gesto generoso e sovversivo promosso da cinque associazioni psicoanalitiche, gesto che, per primo, inaugura un lavoro che non muove dalla necessità di una sopraffazione teorico religiosa e non ha come modello la congregazione per la dottrina della fede. Cinque associazioni ciascuna delle quali, nella sua specificità storico teorica, si muove per la promozione della teoria, della cultura, della questione intellettuale: della teoria, perché si avvale di strumenti teorici come la psicanalisi, la linguistica, la semiotica, la logica; della cultura, perché avanza istanze che procedono dallo studio, dalla lettura e dalla riflessione; intellettuale infine perché pratica l’intelligenza, non soltanto verso ciò che la interroga a vario titolo, ma perché mette in questione se stessa, i suoi presupposti, il suo funzionamento, e la sua pratica.

Dal giorno in cui Freud decise di lasciare parlare un discorso, lasciandolo percorrere le sue pieghe, i suoi risvolti, i suoi rinvii, i suoi rimandi, il pensiero non è più stato lo stesso. Ciò che era apparsa, era la infinita rete di connessioni di cui ciascuna parola è fatta e da cui trae il suo senso, e così ciascun discorso, aprendo così alla interminabile complessità del pensiero degli umani e alla sua inesauribile ricchezza.

Dal giorno in cui gli umani compresero di essere fatti di quella stessa cosa che li fa dire umani, da quel giorno iniziarono anche le domande sul perché pensano le cose che pensano. Nulla appariva allora più scontato, nulla di ovvio, nulla di già dato o di stabilito, come tre mila anni di metafisica avevano addestrati a pensare, ma ciascuna parola era costruita da altre parole, presa in una continua anamorfosi che rendeva impossibile all’uomo dire: “io sono questo!” ma, sono quello che dico, quando lo dico, come lo dico.

Invisa ai governi, agli statalismi, alle varie istituzioni di varia religione, cacciata da Mussolini e da Stalin, la psicoanalisi non smette di provocare alla parola, all’intelligenza, mostrando l’infondatezza di qualunque certezza. Ecco la peste di cui parlava Freud. Peste che non ha contagiato molti, protetti dal più potente antidoto alla peste freudiana: la psicoterapia di stato.

Ma che cosa ne è stato del discorso sovversivo la cui forza, il cui destino è stato ed è la radicale messa in questione di qualunque asserto, di qualunque teoria, di tutto ciò che il pensiero produce, compreso il suo stesso pensiero? L’avvilimento del pensiero si misura anche dall’incapacità di mettere in questione se stesso, e oggi, nell’era della psico-statal-terapia, la psicoanalisi è più che mai chiamata a rilanciare il suo discorso, la sua parola dirompente.

Psico-statal-terapia: la fabbrica di psicopatologie. A ciascuno la sua patologia!

Trasformare l’intera popolazione in bambini con dei problemi, ciascuno schedato e sotto tutela psicologica, in modo che presto possa dirsi, di qualcuno che manifesti il suo sdegno e la sua dissidenza, che è soltanto malato, e che ha dei problemi, e per questo va trattato con la psicoterapia di stato, con la psicopolizia di stato.

La religione ha trionfato, ma la psicoanalisi non ha fallito, né può fallire, perché non è altro che l’intelligenza in atto, sempre e comunque consapevole che il suo primo compito è mettere radicalmente in questione qualunque affermazione, personale, religiosa, statale o governativa. Questa la sua forza: non arrestare il pensiero di fronte a nulla.

Proponiamo, con forza e determinazione, la psicoanalisi come sovversione, totale e irreversibile: come un virus che si insinua nel pensiero e continua a sussurrargli di che cosa è fatto; che ciò che pensa non ha alcuna garanzia; che ciò che pensa è una costruzione fantastica, al pari di un ologramma, di una ipotiposi: ciò che ciascuno pensa è quello scenario in cui vive e di cui è fatto, e questo è tutto.

Rilanciare la sovversione della psicanalisi, farla irrompere nella città con tutta la sua forza, questo è il progetto e l’atto politico di cinque associazioni che non intendono abdicare alla ricerca, all’intelligenza, al pensiero libero di formarsi da sé, di trovare da sé i mezzi e i termini per praticare la sovversione più radicale e inarrestabile che il pensiero degli umani abbia mai prodotto: la psicoanalisi.

Luciano Faioni